Blaine Cook: “Sviluppatori, abbandonate Twitter e Facebook” – Wired.it

Bologna – Secondo Blaine Cook, ex responsabile del team di sviluppo di Twitter, i programmatori oggi sono “pirati dello spazio che navigano senza una mappa”. A suggerirgli la metafora è stata forse l’atmosfera di The treasure of Frontend Island, evento dedicato agli sviluppatori di front end dove l’abbiamo incontrato. Cook ha invitato la platea di sviluppatori internazionali a smettere di costruire app e siti basati su Twitter o Facebook per sperimentare nuove cose. Noi abbiamo colto l’occasione per approfondire alcuni temi con lui. Cosa significa che gli sviluppatori sono pirati dello spazio che navigano a vista? “Ho in mente una scena di un film di Jack Tatie: siamo negli anni Trenta e la gente di un bar è intenta a lamentarsi del rumore prodotto dall’auto che si è appena fermata lì di fronte, condannando i veicoli a motore senza neppure la minima idea di come questi avrebbero poi cambiato il mondo. Noi oggi siamo come loro: non abbiamo idea di come la tecnologia che stiamo sviluppando stia cambiando la nostra vita. Non abbiamo idea di dove stiamo andando, di come saranno i siti Web fra cinque anni”. Probabilmente non ci saranno più: non credi anche tu che il Web sia morto e siamo entrati nell’epoca delle app? “Non sono per nulla d’accordo. Il Web è fatto di link e, fino a che le app possono interagire le une con le altre, esse sono solo una nuova forma del Web. Fino a quando ci sarà la possibilità di creare nuove app il Web sarà ancora vivo. Fra cinque anni però qualcuno scriverà che le app sono morte perché tutti useremo gli occhialini di Google. Pensiamo a Google Maps e a quanto è differente dal Tom Tom: sarà anche un’app, ma qualunque cosa che metti sul Web, un’azienda, una casa, un evento, è integrata, linkata in questa. La Rete connette i contenuti. Il resto è solo presentazione”. Perché hai invitato a smettere di costruire servizi e app che si reggono su Twitter o Facebook? “Perché lo stanno facendo tutti e questo significa che nessuno esplora nuovi spazi. È uno schema da rompere. La gente presto si annoia e prima o poi sarà stufa anche di Twitter e e Facebook. Bisogna sviluppare qualcosa che la gente vorrà fare dopo”. Pinterest l’ha fatto e poi tutti l’hanno copiato. Che ne pensi? “Un gran bell’esperimento, ma io preferirei citare il caso di This is my jam. Questi ragazzi stanno tentando di innovare il modo in cui ascoltiamo musica attraverso servizi on line che creano playlist sulla base dei nostri gusti, chiedendoti di condividere una sola canzone alla settimana anziché tutte quelle che ascolti come fanno i servizi presenti oggi. Oppure citerei Raverly, un social network dell’uncinetto, irrilevante per tutti tranne per quei milioni di persone che lo usano. Le cose interessanti nascono ai margini della Rete. Continuare a sviluppare per Twitter e Facebook è un pericolo”. Addirittura un pericolo? E perché? “In Rete non esistono monopoli, anche se è come se ci fossero. Io spero che accada come per la mail: all’inizio potevi scrivere solo a quelli che usavano il tuo stesso Isp, ma quando tutti hanno iniziato a usare la mail abbiamo avuto la possibilità di scrivere anche a persone che avevano altri Isp. O nascono un altro Facebook e un altro Twitter e questi possono comunicare con i vecchi, oppure prima o poi i governi penseranno che occorre regolamentare queste cose e succederà come con le compagnie telefoniche, che tutti i paletti messi dei governi renderanno quasi impossibile avviare un nuovo servizio e innovare il settore. Costruire alternative prima che intervengano i governi è un dovere degli sviluppatori”. Path e Diaspora ci hanno già provato, ma non hanno avuto grandi risultati. “Fallire va bene, quando si prova a innovare. Diaspora era open source, ma era brutto. Path invece è molto bello, ma non è aperto. App.net e identi.ca stanno provando a fare qualcosa di diverso. Tutto questo va bene, l’importante è che nessuno provi a copiare Facebook, perché siamo d’accordo che Facebook sia brutto, no?” Secondo il tuo ragionamento, un nuovo social network dovrebbe essere in grado di comunicare con li vecchio. Penso ai vari servizi simili a Skype: nessuno di questi può interagire con Skype e siccome tutti usano Skype gli altri servizi sono inutili. Non credo che Facebook permetterà mai agli utenti di Google Plus di condividere i propri pensieri con gli utenti del suo network. Sembra un po’ uno scenario utopico il tuo, non credi? “Ci sono centinaia di startup che stanno facendo ricerca in questo settore, ma di solito sentiamo parlare di tre o quattro. Quando tutti hanno iniziato a usare la mail questa era vecchia di quindici anni. Oggi Twitter ha sei anni, Facebook otto: abbiamo davanti ancora molto tempo”. Non posso non chiederti cosa ne pensi della nuova policy di Twitter circa l’uso delle proprie Api. “Dal punto di vista economico hanno senso. Twitter cerca di proteggere il proprio brand. Però mi hanno resto triste, perché pensavamo di fare qualcosa di davvero aperto quando abbiamo creato Twitter. Volevamo che la gente potesse creare sulla nostra piattaforma e che potesse sperimentare con questa”. Questo cozza un po’ con quello che dicevi prima circa il fatto che non bisogna più sviluppare su Twitter e Facebook. “L’openness di cui parlavamo è legata all’infrastruttura, non all’interfaccia. Quando abbiamo creato Twitter non avevamo neppure lontanamente idea che potesse servire per consentire a una pianta di avvisarti quando ha sete (è uno dei tanti progetti realizzati con Arduino di cui abbiamo già parlato, nda). Qui l’interfaccia non c’entra più. Se però ci si limita a disegnare interfacce con aspetto diverso la cosa non è più interessante”. http://daily.wired.it/news/internet/2012/09/28/blaine-cook-appello-sviluppato…

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