Galileo – Giornale di Scienza | La fusione fredda e le bufale della scienza

La fusione fredda e le bufale della scienza

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di Gianni Degli Antoni | Pubblicato il 31 Luglio 2012 12:32

Detail-fusione fredda

Seguo un po’ distrattamente la discussione sul tema “ricerca e bufale”. La distrazione si è ridotta quando ho visto il nome del professor Carlo Bernardini. Ho letto con molto piacere la sua lectio sulla mente umana, dove Bernardini si avventura in temi che mi sono cari (le Scienze cognitive). L’interesse per la lettura era fortemente aumentato da antichi ricordi.

Sono stato vicino al professor Giuseppe Occhialini su vari temi. In una qualche occasione incontrai Bernardini in una riunione dove persone giovani (allora lo ero) potevano partecipare e abbeverarsi dal grande spirito di collaborazione verso i temi di ricerca sulla fisica delle particelle e sulla fisica dello spazio. Era l’epoca in cui in Italia informatica ed elettronica erano assenti quasi del tutto. Mi sembrava quella una lacuna per un paese che avrebbe dovuto progredire. Mi lamentai: Occhialini non solo mi lasciò fare, ma mi aiutò. E il mio primo seminario (da studente) sui temi di logica dei circuiti da usare nella fisica nucleare, lo feci proprio a casa di Beppo (Occhialini). Allora la collaborazione era possibile. E i giovani venivano lanciati nell’ignoto, ma non solo per dimostrare la validità di ipotesi e teorie suggerita dai capi. La logica della disconferma non aveva avvelenato il mondo della Scienza. L’esplorazione nell’ignoto era la base: la verifica sperimentale era il reale caposaldo del pensiero scientifico. L’assenza della disconferma non era un argomento per negare la validità di fenomeni ed ipotesi.

L’elettronica e l’informatica si diffusero. Mi orientai fortemente alla didattica di quelle discipline senza trascurare curiosità da capire ed esplorare. Sono molte le curiosità che ho seguito, e che seguo tuttora, se volete come dilettante. Quando ancora ero studente (1962?) il professor Caldirola (insigne teorico) era stato informato di emissione di energia da una cella che conteneva Deuterio e Palladio. Chiese al mio correlatore di Tesi (Franco Potenza) di andare a verificare l’ipotesi direttamente a Zurigo in prossimità della allora famosa Vitro Corporation of America (vendeva reattori nucleari). Io come elettronico, lui come tecnologo. Caldirola aveva un’opinione positiva della Teoria che gli era stata presentata. Ma disse chiaramente che senza un esperimento non poteva dare un’opinione sul quel tema. Quindi andammo. Fu il mio primo volo in aereo e il mio primo viaggio all’estero. Ci fu presentato l’apparato. Lo abbiamo analizzato con cura. Un geiger segnalava la presenza di radioattività: ma conoscevo di elettroni e raggi gamma e particelle alfa. Con un semplice pacchetto di sigarette mi fu facile dimostrare che le radiazioni erano normali onde elettromagnetiche, che il geiger segnalava come radiazioni nucleari. La radioattività semplicemente non esisteva.

Ma la storia era ben precedente al 1962. Si sapeva da molto tempo di emissione di energia anomala da zinco ed idrogeno. “Anomala” allora aveva un preciso significato: l’assenza di spiegazione basata sulla conoscenza di allora. Comparvero presto Fleischman e Pons, seguiti subito da Giuliano Preparata. Ciò è noto: clamore per le idee di possibili sviluppi applicativi (fortemente sostenuti da pochi). Controffensiva di chi non ci credeva o non voleva crederci. Se la cosa avesse funzionato, ci sarebbero state alcune questioni di Fisica da rivedere (io direi da estendere, ma come? Non era scritto nei testi classici).

La controffensiva spesso vergognosa (come ancora oggi) nascondeva forse anche qualche conflitto di interessi: nella stampa e perfino nella magistratura britannica si sono coalizzati, definendo Cattiva Scienza tutto ciò che si faceva in quel settore, e bufale i risultati.

Qui si potrebbero dire molte cose. Più che ricordare le molte conferme (oggi note) mi interessa sottolineare un fenomeno che rischia di distruggere il pensiero scientifico almeno per tutti noi poveri cristi influenzati dai media, proprio come dice Bernardini. Ovvero la battaglia contro la fusione fredda è stata condotta sulla base di assenza di teoria. E fin qui va bene. Ma la conclusione di chi sosteneva quelle tesi andava ben oltre: si negavano i fenomeni. E qui Carlo Bernardini ha ragione: come molte conoscenze sulle neuroscienze ci dicono, la ripetizione costruisce verità mentali. Ma ciò vale in tutte le direzioni. E oggi è stata costruita un’autentica falsa verità, secondo la quale senza teoria non esistono i fenomeni. Ovvero si nega l’evidenza (come diceva uno spot: “I fatti separati dalle opinioni”) che sola può costruire la base per le teorie e domani per le certezze scientifiche.

Pensate: quando l’uomo scoperse quasi tutti i fenomeni, da Democrito a Tesla, di quel tutto non esistevano e spesso non esistono teorie. Peggio: chi controlla? Il mondo editoriale (e i suoi editori più o meno puri) avrebbe il controllo su ogni futuro sviluppo scientifico. E’ questo che si vuole? E qui non posso non rivolgermi al professor Bernardini che (assieme al professor Amaldi e Occhialini e altri, a suo tempo sostenne l’iniziativa dell’allora nascente Cern, ente che oggi segnala la scoperta della particella di Dio. Costi immensi, migliaia di ricercatori dedicati alle ricerche e tecnologie di quel prestigioso ente! No, professor Bernardini: il tuo prestigio è troppo alto. Non puoi cadere nella trappola del rinforzare mediaticamente l’idea che la fusione fredda sia una bufala. Sembrerebbe che la ripetizione che tu segnali fra le origini delle bufale sia alla base di una possibile svista. Che non può essere che tale. In quel caso non solo Kuhn sarebbe stato usato male, ma anche l’induttivismo popperiano inconsapevole potrebbe aver fatto una sua comparsa. E badate bene: sulla base di argomenti di un giovane, quegli argomenti avrebbero potuto essere bufale.

La partecipazione a un mondo in cui le ipotesi si costruiscono, si discutono e si cerca di verificarle sperimentalmente è stata l’educazione principale che Occhialini mi ha permesso di acquisire. Una educazione che si sta pericolosamente disperdendo nel nostro paese.

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